Intervista con il gesuita americano Guy Consolmagno, teologo, astrofisico e ricercatore scientifico alla "Specola Vaticana", sulla possibilità di forme di vita extraterrestri intelligenti.

La prospettiva che nelle spazio ci siano altre forme di vita intelligenti, diventa sempre più una possibile fantastica realtà. In tutto il mondo fervono ricerche scientifiche sull'argomento. I maggiori studiosi della materia, pur ammettendo che ancora non si hanno prove significative, affermano che sono sempre più numerosi gli indizi favorevoli a una simile ipotesi. E anche la Chiesa, che nel corso dei secoli è sempre stata molto prudente sull'argomento, recentemente, attraverso studiosi cattolici di altissimo rilievo, ha espresso opinioni di grande apertura e addirittura di entusiasmo.

«L'idea che nello spazio ci siano altre forme di vita intelligente non è assolutamente in contrasto con pensiero tradizionale cristiano», dice il professor Guy Consolmagno, religioso gesuita, teologo e astrofisico di fama mondiale. «Per noi credenti, lo studio dell'universo è una meravigliosa avventura che ci riempie di stupore di fronte a ciò che Dio ha creato. Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra. L'universo potrebbe benissimo contenere altri mondi con esseri creati dal suo stesso amore».

Guy Consolmagno fa parte dell'équipe degli scienziati della Specola Vaticana, uno degli osservatori astronomici più antichi del mondo. E' un ricercatore di punta del gruppo degli scienziati della Specola Vaticana. Nato a Detroit nel 1952, ha un curriculum scientifico eccezionale. Laureatosi giovanissimo al famoso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, ha conseguito poi titoli in varie altre università, diventando uno dei massimi esperti della complessa e vasta “scienza planetaria”, che comprende numerose specializzazioni.

Nel 1989, a 37 anni, decise di abbandonare una brillantissima carriera scientifica per diventare religioso gesuita. Autore di numerosi libri è il più autorevole studioso al mondo dei significati scientifici dei meteoriti in rapporto alla vita nello spazio. In questa intervista, e con estrema gentilezza e disponibilità, ha risposto alle domande del sito web AostaOggi.it

 La Chiesa è molto interessata allo studio delle stelle?

«Lo è da sempre. Basti pensare che l'astronomia era una delle quattro materie che formavano il “Quadrivium”, cioè il percorso di formazione nelle università medievali, fondate proprio dalla Chiesa. Secondo gli insegnamenti della nostra Fede, noi sappiamo che Dio ha creato l'universo per amore e che ama la sua creazione al punto da aver mandato il suo Figlio Unigenito a diventarne parte. Sant'Atanasio, nel IV secolo, ha detto che l'Incarnazione di Gesù ha reso “sacro” l'universo intero. Quindi, studiarlo è come pregare,. Ed è anche un ottimo modo per conoscere meglio Dio, per comprendere, se così si può dire, il suo “stile”».

  La Chiesa cosa ne pensa della possibile esistenza di altre vite intelligenti?

«La Chiesa, in questo campo, si affida alla scienza, alle ricerche scientifiche, ma è anche molto impegnata in queste ricerche. Nel novembre 2009, attraverso la Pontificia Accademia delle Scienze e in collaborazione con la Specola Vaticana, la Chiesa ha realizzato in Vaticano, una iniziativa scientifica che nessuno si aspettava: un Convegno internazionale di astronomi, biologi, geologi e religiosi, che hanno discusso una serie di temi riguardanti l'esistenza di possibili civiltà intelligenti di origine extraterrestre. Erano scienziati provenienti da tutto il mondo, appartenenti a diverse religioni e alcuni anche atei. Studiosi interessati all'argomento che hanno voluto confrontarsi tra di loro e soprattutto con il pensiero della Chiesa. Il cardinale Giovanni Lajolo, portando il saluto del Papa ai convegnisti, ha detto tra l'altro: “Nella ricerca nessuna verità può farci temere perché le scienze, proprio mentre aprono l'uomo a nuova conoscenza, contribuiscono a realizzare l'uomo come uomo”, indicando quale sia la linea di condotta della Chiesa anche su questo tema, e cioè “apertura assoluta alla verità” ».

  E a quali conclusioni siete giunti?

«Noi, oggi, sappiamo che l'universo è costituito da miliardi di galassie, ognuna delle quali ha miliardi di stelle, con miliardi di satelliti. E' possibile, quindi, che esistano nell'universo numerosissimi pianeti simili alla Terra, dove sia possibile la vita. Un giorno, padre Coyne in un'intervista disse: "L'universo è tanto grande che sarebbe una follia dire che noi siamo un'eccezione"».

  Dai meteoriti è possibile avere indizi riguardanti la vita nello spazio?

«E' possibile. Meteore e meteoriti contengono composti di carbonio e acqua, le sostanze base da cui ha avuto origine la vita sulla terra. Studiare questi frammenti è entusiasmante proprio perché riguardano un campo di ricerca fantastico anche se ancora tutto incerto». «Qui alla Specola Vaticana abbiamo una collezione di “meteoriti” unica nel suo genere. E' una raccolta speciale iniziata più di un secolo fa da un nobile francese, il marchese di Mauroy, donata al Vaticano dalla vedova nel 1935 e poi continuata dagli studiosi della Specola. E' formata da oltre mille pezzi di almeno cinquecento meteoriti diversi. E sono pezzi di incalcolabile valore scientifico. Dallo studio di questi “frammenti” si possono ricavare informazioni eccezionali, che riguardano la formazione e l'evoluzione del sistema solare. Significa avere notizie di un tempo che si esprime con una formula di questo genere: 4.5X10 alla nona potenza. Significa miliardi e miliardi di anni fa. Informazioni che riguardano le condizioni che esistevano durante e immediatamente dopo la formazione del nostro sistema solare, nonché la planetologia degli asteroidi, della Luna e di Marte».

 E riguardo a possibili vite intelligenti nello spazio?

«Si può dire che da questo studio si ricavano importanti indizi favorevoli alla possibilità che vi sia la vita su altri pianeti».

Qualche tempo fa in Australia vennero trovati dei meteoriti con tracce di DNA, l'alfabeto della vita. Quella scoperta, secondo alcuni confermava che probabilmente l'origine della vita veniva dallo spazio. Ho letto che in quell'occasione lei venne mandato in Australia a studiare quella vicenda».

«La scoperta fece molto scalpore. Andai a studiare quella vicenda e tornato qui a Roma ripresi gli studi su tutti i vari meteoriti della nostra collezione. E' una strada di ricerca estremamente fantastica, ma difficile. Richiede, oltre a conoscere a fondo l'astronomia e l'astrofisica, conoscenze serie della geologia, della mineralogia, della chimica, della metallurgia e perfino della biologia. E richiede, soprattutto, tempo, molto tempo».

L'uomo è figlio di Dio. Quidi gli alieni dovremmo considerali nostri fratelli?

«Siamo tutti creature di Dio. Qualsiasi essere in grado di “consapevolezza” di sé e dell'esistenza degli altri, e che è libero di scegliere di amare gli altri o di rifiutarli, secondo san Tommaso d'Aquino avrebbe i tratti dell'animo umano, cioè fatto “a immagine e somiglianza di Dio”. Quindi, se gli extraterrestri avessero queste caratteristiche di “intelligenza” e di “libero arbitrio”, non solo sarebbero nostri fratelli ma condividerebbero con noi la stessa “immagine e somiglianza”.»

Gli extraterrestri potrebbero entrare nell'opera redentrice di Cristo?

«Per ora non sappiamo niente riguardo la natura e la storia dei possibili abitatori di mondi sconosciuti nello spazio. Una cosa è certa: il centro della fede è che Gesù è il Figlio di Dio, fatto uomo, e che per mezzo di lui e in vista di lui tutto è stato creato. Quindi, ogni realtà creata, ogni realtà intelligente e libera che si trovi nell'universo ha sempre un riferimento fondamentale e radicale con la creazione da parte di Dio e con l'evento di salvezza che si realizza in Cristo».


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